La storia della più longeva cronoscalata pugliese

La Coppa Selva di Fasano tocca quest’anno il traguardo delle 62 edizioni in oltre 75 anni di vita.

Di edizioni ne conta 62, quella di quest’anno compresa. E, per essere una “signora gara”, se le porta davvero bene: considerando che la sua “prima volta” risale al 1946, la Coppa Selva di Fasano taglia quest’anno il traguardo dei 75 anni di vita. La Fasano-Selva, anche per il pubblico meno giovane, rappresenta un avvenimento senza tempo, come se fosse sempre esistito. E’ la manifestazione che ha saputo catturare l’attenzione di intere generazioni di appassionati, tanto da indurre molti di questi a provare l’avventura in gara almeno una volta, da protagonisti. La cronoscalata alla Selva, oggi organizzata dalla A.S.D. Egnathia Corse, è da ormai da tempo patrimonio storico-culturale della città di Fasano, la cui popolazione ha letteralmente salvato la “propria” corsa da situazioni difficili, in più di una occasione.

La Coppa Selva di Fasano è diventata nel tempo una tradizione sportiva, consolidata tra gli eventi popolari come una festa patronale. La sua nascita avvenne in un periodo in cui, appena trascorsi gli ultimi eventi bellici, le menti organizzative non avevano altro desiderio se non quello di avere a che fare con “rombi” ben più tranquillizzanti, rispetto al cupo frastuono dei bombardamenti appena cessati. È una storia che merita di essere raccontata.
Si iniziò nel 1946, quando gli Automobile Club pugliesi ripresero pian piano l’attività, una volta risollevatisi dalle macerie della guerra. Gli AC di Bari e Brindisi progettarono una nuova gara di velocità in salita, da disputarsi lungo i 7 chilometri di tornanti e veloci curvoni che dalla periferia di Fasano conducono alla Selva, luogo di soggiorno estivo molto in voga tra gli abitanti delle due città. Il periodo, quanto a piloti in attività, non era certo dei più floridi, eppure Francesco Chieco (che di lì a poco inventerà il G.P. di Bari di Formula 1) e Ciccio Apruzzi, valente pilota di quegli anni, riuscirono insieme al loro piccolo staff organizzativo a raccogliere circa trenta adesioni.

Ora si trattava di predisporre l’ospitalità a piloti e relativo seguito, incombenza che nell’immediato dopoguerra rappresentava una faccenda non di poco conto. A ciò fu provveduto prendendo a prestito un po’ dovunque tutto l’occorrente, dalle ville sulla Selva alle reti da letto, alla biancheria. Così, risolto anche il problema dell’approvvigionamento della benzina necessaria alla manifestazione (in quale modo si riuscì, visto il razionamento allora in vigore, resta ancora oggi un mistero degno di X-Files), la 1° Coppa Selva di Fasano vide la luce il 15 settembre di quello stesso anno: il napoletano Sabatino Paganelli ne aprì l’albo d’oro, vincendo la gara su Fiat 1100 Sport.

Le successive edizioni videro la partecipazione di noti velocisti, tra i quali Luigi Fagioli, pilota dell’Alfa Romeo F.1 nei primi anni Cinquanta. Poi il leccese Roberto Vallone, vincitore nel ’49 della terza edizione su Ferrari 2000, e il biellese Giovanni Bracco, uno dei migliori interpreti delle corse su strada. E così via fino al 1966, anno dell’edizione numero 17 della Fasano-Selva: era il periodo in cui emergeva Domenico Scola, meglio conosciuto come “Lupo della Sila”, capostipite di una illustre famiglia che, dopo i figli Carlo e Emilio, continua la sua tradizione con i successi di Domenico Jr.

Poi un lungo periodo di sospensione, durato nove anni, dovuto agli immancabili problemi economici. Ma nel 1975 intervenne un comitato cittadino, che organizzò addirittura una colletta popolare: fu un risveglio di interesse per l’autorità sportiva locale di allora, su di una manifestazione che non voleva saperne di svanire nel nulla. Ricostruita l’organizzazione, la corsa tanto amata riprese la sua storia e, quello stesso anno, fu l’indimenticato Paolo Gargano ad aggiungere il suo nome alla lista dei “Maestri della Selva”. Da allora, appostati ai bordi della Vernesina o della Juppa, i fasanesi sono tornati a veder passare la “loro” gara.

Un popolo di così forti appassionati ha però dovuto accettare un’altra pur breve rinuncia, dovuta alla necessità dell’ANAS di effettuare lavori di adeguamento e messa in sicurezza della panoramica Statale 172 “Dei Trulli”, sulla quale si svolgono i primi 2 Km del tracciato. Successivamente all’edizione 2018, la sospensione ha perciò riguardato le successive due stagioni 2019 e 2020. E, all’annuncio della tanto attesa ripresa, nel 2021 le difficoltà dell’organizzazione non sono terminate, dovendo per giunta fare i conti con le disposizioni ministeriali di contrasto alla pandemia Covid-19. Nonostante tutto, issando sugli sportelli della “macchina da corsa” organizzativa il numero 62, quest’anno la Coppa Selva di Fasano può finalmente tornare ad essere assegnata.

La salita alla Selva resta una delle gare più ambite, avendo battuto in più di una occasione il record nazionale dei partecipanti. Ciò è stato possibile grazie alla promozione di Aci Sport in favore dei suoi campionati, dei quali la Fasano-Selva fa parte, ma soprattutto grazie a indovinate, innovative, strategie di marketing da parte dello staff organizzativo, oggi guidato da Laura De Mola. Motivo in più che ha indotto la Egnathia Corse a svolgere un gran lavoro in questo 2021, pur di assicurare alle decine di migliaia di innamorati di questa gara il ritorno sul percorso di piloti e vetture da corsa. Finalmente si può tornare a parlare di gare, riprendendo un racconto incominciato 75 anni fa.

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